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Esposito al Sassuolo: la volpe, l’uva e il grande mercato

Esposito al Sassuolo: la volpe, l’uva e il grande mercato

C’era una volta una volpe che, passeggiando nel bosco del calciomercato, alzò lo sguardo e vide appeso a un ramo un bellissimo grappolo d’uva. Era l’uva delle grandi squadre, quella lucida e profumata che, a guardarla da lontano, sembrava fatta apposta per lei.

La volpe la desiderò immediatamente e, da quel momento, cominciò una lunga estate fatta di attese, telefonate, incontri, indiscrezioni e grandi promesse. Il suo procuratore, con la solennità di chi sta scegliendo il destino di un impero, fece sapere che bisognava valutare bene, che c’erano diverse possibilità, che il futuro sarebbe stato importante e che per un giocatore del suo calibro non ci si poteva certo accontentare della prima proposta.

Nel bosco, intanto, non si parlava d’altro. Un giorno sembrava vicino a un grande vigneto, il giorno dopo spuntava un’altra pretendente, poi una trattativa si raffreddava, un’altra si riaccendeva e ogni mattina sembrava dovesse arrivare l’annuncio della grande scelta. La volpe continuava a guardare l’uva più in alto, quella più bella, quella che tutti davano per possibile destinazione del suo grande viaggio.

E più passavano i giorni, più cresceva la sensazione che, per arrivare a quel grappolo, servisse qualcosa di veramente speciale. Poi, finalmente, arrivò il momento decisivo. La volpe saltò. Niente. Ci riprovò. Ancora niente. Un altro tentativo, ma il grappolo restava lì, sempre un po’ più in alto.

E così, dopo settimane di telenovela, di annunci, di certificati medici, di manovre e di grandi aspettative, la volpe si guardò intorno e scoprì che, poco più in là, c’era un grappolo molto più basso e decisamente più facile da raggiungere. Sassuolo.

Lo prese senza troppi problemi e tornò verso casa cercando di mantenere un’aria soddisfatta.

Qualcuno, però, ebbe la maleducazione di ricordarle che fino a pochi giorni prima sembrava destinata ai vigneti più prestigiosi del bosco. La volpe fece spallucce e, come vuole la tradizione, disse che quell’uva non era poi così buona.

E qui finisce la favola. Perché la morale la conosciamo tutti: quando non riesci ad arrivare all’uva più alta, puoi sempre raccontare che non ti interessava. Il problema è quando passi tutta l’estate a far sapere a tutti quanto la desideravi e poi, dopo una telenovela degna delle migliori produzioni televisive, finisci a raccogliere quella più bassa.

In quel caso, più che una favola di Esopo, sembra semplicemente la storia di un grande viaggio annunciato che, alla fine, ha portato molto meno lontano del previsto

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