La salvezza è matematica. Niente bandiere, niente clacson e cortei in centro. Solo un silenzio strano, che viene da lontano.
UN TRAGUARDO SENZA BRIVIDI
Terza salvezza consecutiva. Con Ranieri 16° e 36 punti, con Nicola 15° e 36 punti, con Pisacane di nuovo 16° ma con 40 punti — più della classifica, meno della sensazione. In tutta la stagione la squadra ha giocato più per non perdere che per vincere. Un’idea di gioco che non si è vista, se non per qualche sprazzo.
I CONTI CHE NON TORNANO
A una partita dalla fine di questo campionato, molti interrogativi rimangono. Palestra torna all’Atalanta. Kılıçsoy: riscattato o no? Pisacane: confermato o no? E i tifosi aspettano risposte che non arrivano.
LA DOMANDA CHE RESTA
Il tifoso del Cagliari sa festeggiare — ha pianto Riva, ha applaudito Zola, ha invaso le piazze per Pavoletti. Sa riconoscere un’impresa e la festeggia con la consueta vestizione di Carlo Felice.
Proprio per questo, davanti all’ennesimo sedicesimo posto senza gioco e senza identità si fatica a festeggiare. Ieri allo stadio abbiamo visto festeggiamenti contenuti con il solo addio a Capitan Pavoletti che ha riscaldato i cuori rossoblu.
La mediocrità a Cagliari è diventata quasi normale e le poche critiche sono ormai considerate di contorno. Si parla più di budget e marketing che di calcio, quello sofferto e giocato.
Cosa resterà di questa stagione?
Pisacane resta o va? Kılıçsoy lo riscattiamo? Diteci la vostra — il dibattito è aperto.
