La prima gara ufficiale della stagione lascia in eredità una vittoria, ma soprattutto una sensazione. Il Cagliari supera l’Arezzo per 1-0 grazie al rigore trasformato da Alessandro Deiola, fatto ripetere dopo la prima parata del portiere toscano, ma il risultato racconta solo una parte della serata.
La domanda vera è un’altra: che Cagliari sta nascendo?
La risposta, almeno per ora, è che il Cagliari di Fabio Pisacane ha già un’identità piuttosto riconoscibile. Non è una squadra che aspetta soltanto l’errore dell’avversario, ma una formazione che prova a costruire, a muovere il pallone e soprattutto a cercare con continuità le imbucate centrali.
Per lunghi tratti della partita si è vista una manovra orientata verso il cuore della difesa amaranto, con Trepy alle spalle di Mendy e continui tagli delle punte per attaccare lo spazio. È un calcio verticale, ma non casuale. Il Cagliari cerca la profondità attraverso i movimenti e non soltanto attraverso il lancio lungo.
In questo senso, le indicazioni più interessanti arrivano proprio dai singoli.
Romano ha confermato di poter essere molto più di un semplice investimento per il futuro. Ha dato dinamismo, personalità e coraggio nelle due fasi, dimostrando di avere caratteristiche che possono diventare centrali nel progetto di Pisacane.
Winks ha fatto quello che sa fare meglio: dare ordine. Non ha cercato la giocata spettacolare, ma ha garantito equilibrio e protezione davanti alla difesa.
Sulle fasce, Obert è stato probabilmente il migliore in campo. Sicuro in fase difensiva, continuo quando c’era da accompagnare l’azione, ha dato la sensazione di essere già uno dei punti fermi di questo Cagliari.
Anche la scelta di schierare Deiola al centro della difesa merita una riflessione. L’esperimento ha funzionato, almeno contro un avversario che ha creato poco, e il capitano ha risposto con una prestazione di personalità, impreziosita dal gol che ha deciso la partita.
Dove invece il Cagliari deve crescere è nella concretezza.
Mendy ha colpito un palo, Maldini ha avuto l’occasione del raddoppio, Borrelli ha lottato ma senza precisione. Le opportunità per chiudere la partita ci sono state, ma sono rimaste lì.
Ed è questo il punto che accompagnerà probabilmente tutta l’estate: la squadra crea, ma deve imparare a capitalizzare di più.
L’ingresso di Maldini ha acceso il pubblico e ha mostrato lampi di qualità, soprattutto nelle conduzioni centrali. È ancora presto per giudicarlo, ma è evidente che Pisacane vede in lui un giocatore capace di dare imprevedibilità a una squadra che, per caratteristiche, rischia a volte di essere troppo lineare.
Naturalmente non bisogna farsi ingannare dal calendario. L’Arezzo non è un test definitivo e la Serie A presenterà difficoltà completamente diverse.
Però un messaggio è arrivato.
Il Cagliari sembra voler essere una squadra compatta, aggressiva e verticale, con una ricerca costante degli spazi centrali e una maggiore partecipazione del centrocampo alla costruzione del gioco.
È un’evoluzione interessante rispetto a una squadra che nella scorsa stagione viveva spesso di transizioni e intensità.
La prima vittoria ufficiale vale il passaggio del turno, ma soprattutto consegna a Pisacane una base di lavoro.
Che Cagliari sarà?
Se queste prime indicazioni verranno confermate, sarà un Cagliari che proverà a giocare con coraggio, affidandosi ai giovani e a un’idea di calcio precisa.
La strada è ancora lunga, ma l’identità comincia a intravedersi (forse).
E, dopo tante estati passate a rincorrere certezze, non è un dettaglio da poco.