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Cagliari, fabbrica di talenti o squadra di calcio? La domanda che divide i tifosi

Cagliari, fabbrica di talenti o squadra di calcio? La domanda che divide i tifosi

Benvenuto Pietro. Benvenuto a Cagliari.

Detto questo, permetteteci di fare quello che probabilmente pochi faranno: porci una domanda scomoda.

Il Cagliari ha preso Pietro Accardi per costruire una squadra più forte o per fare plusvalenze?

Noi una risposta ce la siamo fatta. E gli indizi iniziano ad essere parecchi.

Partiamo dall’uomo. Otto anni all’Empoli, un curriculum importante e risultati che nessuno può contestare. Ma qual è stata la sua specialità? Vendere. Vendere molto bene.

Vicario al Tottenham, Bennacer al Milan, Asllani all’Inter, Ricci al Torino. Operazioni che hanno garantito milioni e milioni di euro nelle casse del club toscano. Una macchina da plusvalenze quasi perfetta.

Ma c’è un particolare che spesso viene dimenticato. Quella macchina funzionava perché dietro c’era una società con una linea chiara e stabile da oltre vent’anni. A Cagliari, invece, la sensazione è che la direzione cambi molto più spesso di quanto venga raccontato.

Poi c’è il capitolo Sampdoria. Quello che quasi nessuno cita. Un’esperienza durata poco, conclusa tra difficoltà, risultati deludenti e tanti interrogativi rimasti senza risposta.

E arriviamo così al punto centrale.

Lo stesso Giulini ha dichiarato che il club dovrà essere bravo a trattenere il maggior numero possibile di giocatori come Esposito, Caprile, Gaetano, Adopo, Mendy e Ze Pedro. Una frase che, letta in un altro modo, suona quasi come una presa d’atto: qualcuno potrebbe partire.

Caprile è già finito nel mirino della Premier League e viene valutato tra i 20 e i 25 milioni di euro. Un portiere che ha avuto un peso enorme nella salvezza rossoblù e che, legittimamente, può attirare l’interesse di club più ricchi.

E poi ci sono Obert ed Esposito. I prossimi nomi che potrebbero accendere il mercato.

Come se non bastasse, proprio nelle ultime ore dalla Spagna rimbalza anche la notizia di un possibile approdo di Felici all’Elche per una cifra vicina ai 5 milioni di euro. E qui il paradosso diventa evidente. Felici era appena tornato a disposizione dopo un periodo complicato e molti tifosi aspettavano di vederlo finalmente esprimere con continuità tutto il suo potenziale in rossoblù. Invece, ancora una volta, il rischio è quello di assistere all’ennesima cessione di un giocatore valorizzato prima ancora di verificarne fino in fondo la crescita tecnica.

E allora forse il progetto è proprio questo.

Valorizzare, vendere, incassare.

La società resta sostenibile, i conti sorridono e le plusvalenze arrivano. Ma la domanda che tanti tifosi continuano a porsi è sempre la stessa: e le ambizioni sportive?

Perché ogni estate il Cagliari sembra ritrovarsi a ripartire da capo. Nuovi giocatori, nuove scommesse, nuove promesse. E ogni volta il famoso salto di qualità viene rimandato all’anno successivo.

La domanda che nessuno pone apertamente è semplice: i soldi delle cessioni tornano davvero nella squadra oppure servono principalmente a mantenere in equilibrio il sistema?

Noi qualche idea ce la siamo fatta.

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