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Esposito scappa da Ponte di Legno: e chi resta, adesso, è il Cagliari

Esposito scappa da Ponte di Legno: e chi resta, adesso, è il Cagliari

C’è un modo elegante per chiedere la cessione, e c’è il modo di Sebastiano Esposito. Il primo passa dalle stanze della dirigenza, dai procuratori, dalle strette di mano anche quando ci si saluta male. Il secondo passa dalla porta sul retro del ritiro di Ponte di Legno, uscita di scena senza una parola, senza una spiegazione, senza il rispetto minimo che si deve a una maglia che fino a ieri ti pagava lo stipendio.

Ha scelto il secondo.

Il gesto

Il comunicato del club è di quelli scritti col cuore in gola e la mascella serrata: Sebastiano Esposito ha lasciato senza autorizzazione il ritiro della Prima squadra. Non una motivazione, non una telefonata, nulla. Non partirà con i compagni alla volta della Germania per l’amichevole di domenica contro l’Union Berlino. E la società, con quel gelido “ci riserviamo di adottare provvedimenti”, ha messo nero su bianco che questa storia non finisce con una scrollata di spalle.

Tradotto dal linguaggio dei comunicati: qui qualcuno ha rotto un patto, e non è stato il Cagliari.

La moda del piede puntato

Fa quasi tenerezza la prevedibilità del copione. Quando un calciatore decide di andarsene, ormai non chiede: si impone. Non tratta: diserta. Non parla: sparisce. La palestra la salti, l’allenamento pure, il pullman per la Germania parte senza di te — e il messaggio, non detto ma urlato, è sempre lo stesso: fatemi andare via, o vi rovino il ritiro.

È una moda tossica, e Castellammare non c’entra nulla: c’entra un’idea di calcio in cui il contratto vale finché conviene, e la parola data si scioglie alla prima sirena di mercato. Peccato che dall’altra parte, stavolta, ci sia un club che sul mercato non gioca in difesa.

Il conto in tasca al Cagliari

Perché qui arriva la parte che a Esposito e al suo entourage probabilmente brucia di più: il Cagliari ha in mano tutte le carte. La valutazione è di 15-20 milioni, non un euro di meno, e c’è un dettaglio che pesa come un macigno — il 40% della rivendita finisce all’Inter, per la percentuale fissata al momento della cessione in Sardegna. Significa che i rossoblù non hanno alcuna intenzione di svendere, e che ogni giorno di braccio di ferro gioca a favore di chi ha il contratto in cassaforte, non di chi ha fatto la valigia di notte.

Napoli e Atalanta osservano, il procuratore Giuffredi lavora ai fianchi. Ma il mercato lo detta chi possiede il cartellino, non chi molla il ritiro sperando di forzare la mano.

Il momento sbagliato, l’uomo sbagliato

E poi c’è il tempismo, che è quasi un insulto. Il Cagliari di Pisacane sta costruendo qualcosa: un gruppo giovane, affamato, con un’identità precisa che nasce proprio dal lavoro di queste settimane in montagna. Dentro quel gruppo, uno che se ne va di soppiatto lasciando i compagni a caricarsi il ritiro sulle spalle non è un problema tecnico. È un problema di spogliatoio. Ed è, forse, il modo più chiaro per dire che certe assenze pesano meno delle presenze sbagliate.

In fondo, grazie

Al Cagliari serviva un attaccante da consegnare a Pisacane. Serviva un uomo per il progetto, non un caso per l’estate. Se Sebastiano Esposito ha deciso che quella maglia gli sta stretta, che se la tolga pure — al prezzo giusto, ai tempi del club, e senza pretendere applausi all’uscita.

Perché il ritiro lo ha lasciato lui. La dignità, il Cagliari, se l’è tenuta tutta

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