Le prime mosse del mercato rossoblù sembrano raccontare una storia ben precisa. Una storia fatta di giovani, talento e prospettiva. Una direzione che, almeno sulla carta, è assolutamente condivisibile.
Il reparto destinato alla maggiore rivoluzione è il centrocampo. Dopo le partenze di Folorunsho, Sulemana e Mazzitelli, con il futuro di Gaetano ancora tutto da decifrare, è proprio la zona nevralgica del campo quella su cui il Cagliari sembra voler costruire la squadra del domani.
L’unico volto nuovo ufficiale della prima squadra è Alessandro Romano, centrocampista arrivato dalla Roma, mentre è stato definito anche l’acquisto del diciottenne Akarakiri dall’Everton, talento che, salvo sorprese, dovrebbe iniziare il proprio percorso con la Primavera. Due investimenti che confermano una strategia ormai evidente: puntare sui giovani.
Le indiscrezioni di mercato vanno tutte nella stessa direzione. Harry Winks dal Leicester, regista di esperienza internazionale ma tutto da verificare nel calcio italiano. Liberali, uno dei talenti più interessanti del Milan, anche se nelle ultime ore sembra più vicino al Como. Il possibile ritorno di Oristanio. Tutti profili accomunati da una caratteristica: qualità tecnica.
Ed è proprio questo l’aspetto che incuriosisce maggiormente.
Se il Cagliari cerca registi, trequartisti, esterni capaci di saltare l’uomo e giocatori con fantasia, viene spontaneo immaginare una squadra con un’identità diversa rispetto al recente passato. Una squadra che voglia costruire gioco, verticalizzare, creare superiorità numerica e mettere gli attaccanti nelle condizioni di fare gol.
Perché sarebbe difficile comprendere una campagna acquisti di questo tipo per poi rivedere una squadra schierata soprattutto per difendersi, affidandosi quasi esclusivamente alle corsie laterali e ai lanci verso l’area.
Se arrivano giocatori di qualità, poi quella qualità deve essere messa nelle condizioni di esprimersi.
Ma c’è anche un altro aspetto che merita una riflessione.
Al netto delle operazioni già ufficializzate, il mercato rossoblù continua a essere composto soprattutto da scommesse. Talenti, certo. Profili interessanti. Giocatori che possono esplodere. Ma pur sempre punti interrogativi.
La Serie A, però, è un campionato che concede poco tempo per crescere.
Lo abbiamo visto anche negli ultimi anni. Non tutti i giovani riescono a incidere subito. Alcuni hanno bisogno di mesi, altri di una stagione intera. È successo a diversi prospetti arrivati a Cagliari, compreso Prati, il cui percorso ha richiesto inevitabilmente pazienza.
Ed è proprio qui che nasce il dubbio.
Va benissimo costruire un progetto fondato sui giovani. Va benissimo cercare giocatori rivendibili e di prospettiva. Va benissimo investire sul talento.
Ma non può diventare una narrazione sufficiente a giustificare tutto.
Perché il Cagliari non può permettersi di affrontare ogni stagione come una scommessa. I tifosi rossoblù convivono da anni con campionati di sofferenza, salvezze conquistate all’ultimo respiro e continue ricostruzioni. È normale che oggi chiedano qualcosa in più.
La linea verde ha senso se è sostenuta da un telaio fatto di giocatori esperti, di personalità e di uomini che la Serie A la conoscono davvero. Sono loro che permettono ai giovani di crescere senza il peso di dover risolvere tutto da soli.
Per questo le prime indicazioni del mercato lasciano sensazioni contrastanti. Da una parte c’è l’idea di un Cagliari più tecnico e, forse, finalmente più propositivo. Dall’altra resta la sensazione che, almeno per il momento, si stia puntando soprattutto su prospetti ancora tutti da verificare.
Le prossime settimane diranno se arriveranno anche quei giocatori di spessore in grado di dare solidità al progetto.
Perché i giovani sono il futuro, nessuno lo mette in discussione.
Ma il presente si costruisce con equilibrio.
E se davvero il Cagliari sta preparando una squadra ricca di qualità, allo@ra da settembre ci sarà anche una legittima aspettativa: vedere finalmente una squadra che giochi a calcio, che valorizzi i propri talenti e che provi a fare quel salto di qualità che il popolo rossoblù aspetta ormai da troppo tempo.