In una calda estate e col pubblico distratto sotto l’ombrellone si sviluppano le prime trame di mercato del Cagliari.
Come era facile prevedere dalle parole del presidente-monarca Giulini e come da tradizione degli ultimi 12 anni, i pezzi migliori già prendono la strada di altre società.
Nel supermarket Cagliari, il direttore sportivo, dal curriculum specializzato in plusvalenze, orchestra le trattative che vedono il prezzo dei pezzi migliori oscillare verso l’alto. È il caso di Gianluca Gaetano, indicato non più di un anno fa come “giocatore attorno a cui costruire la squadra”, su cui i tifosi avevano fatto affidamento ma per il quale già Nicola e poi Pisacane non avevano trovato la giusta posizione in campo e la continuità necessaria a un giocatore considerato decisivo.
E così l’Atalanta di Sarri si fa sotto per il ventiseienne con un’offerta che il Cagliari giudica non adeguata.
Capita nel mercato di assistere a queste trattative. Si parte da un prezzo alto per poi negoziare una cifra adeguata che accontenti le due parti (anzi, le quattro parti: Cagliari, Atalanta, procuratore e giocatore).
La partenza di Gaetano è ormai scontata e, onestamente, non poniamo critiche come molti media fanno in questi giorni per solleticare la reazione istintiva di chi grida alla vendita dei pezzi forti. Ma noi pensiamo diversamente e, come da tradizione, diciamo quello che gli altri non dicono: per noi Gaetano non è un giocatore fondamentale per questa squadra, lo diciamo chiaramente.
Acquistato a titolo definitivo dopo il prestito semestrale dal Napoli, il ragazzo ha alternato momenti di ottimo calcio a momenti di assenza, spesso incapace di incidere nel gioco e soprattutto di dettare i tempi giusti alla squadra orfana — non dimentichiamolo — anche di Prati. I tifosi ricordano soprattutto i passaggi a vuoto nelle partite decisive. Infatti, Gaetano è stato reinventato da Pisacane, con l’arretramento da trequartista a regista di centrocampo, dove ha avuto maggiore continuità.
Forse a Cagliari non ha trovato il giusto accompagnamento o forse gli allenatori non sono stati in grado di valorizzarlo appieno con i moduli di gioco troppo difensivisti di Nicola e Pisacane.
Tuttavia, la questione è più legata alle strategie della società che, al momento, sono orientate solo a vendere. Gaetano, come detto, non è indispensabile poiché non determinante e perché non è mai stato un simbolo acclamato dalla tifoseria, come per esempio Palestra, che in una sola stagione è stato individuato come vero e proprio idolo innamorato della maglia rossoblù pur essendo un giocatore in prestito.
Ora la domanda è rivolta principalmente alla società e al suo dominus, mascherato dalla presenza di una proprietà americana-ombra e da un ds parafulmine: la vendita di Gaetano oggi, eventualmente quella di Caprile domani e quella degli altri gioielli rossoblù porteranno molti danari nelle casse della società. Questi danari saranno reinvestiti in acquisti equivalenti, con giocatori di pari livello, o saranno utilizzati per le casse della società?
Le plusvalenze sono guadagni certi per le casse della società, ma i giocatori sconosciuti e non di pari valore sono scommesse con cui il Cagliari dovrà affrontare un campionato competitivo e rischioso.
I tifosi del Cagliari accettano le cessioni, ma vogliono sapere se serviranno a costruire una squadra più forte o soltanto a generare plusvalenze.
Perché il problema non è vendere Gaetano, Caprile o chiunque altro. Il problema è capire se il Cagliari vuole finalmente diventare più ambizioso o continuare a vivere di plusvalenze e scommesse.