A sei giorni dall’inizio del campionato, il Cagliari ha mostrato luci e ombre nella prima partita ufficiale della stagione. Passato il turno in Coppa Italia, è tempo di fare i conti con la realtà.
LA NARRAZIONE DEI SOCIAL VS LA REALTÀ
Basta scorrere i commenti sui social per trovare la solita litania: “dominio”, “gioco visto”, “squadra che convince”. Una narrazione che sa più di autoassoluzione collettiva che di analisi oggettiva.
Forse è l’effetto degli strascichi del Caso Esposito, che ha diviso la tifoseria e creato un clima in cui ogni prestazione viene filtrata attraverso la lente della polemica. O forse è semplicemente buonismo dilagante: dopo un’estate di tensioni, si preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno, trasformando una vittoria di misura contro una neopromossa in B in un segnale di rinascita.
I NUMERI CHE SMONTANO L’ENTUSIASMO
La realtà, però, è nei numeri:
Possesso palla: 52% Arezzo, 48% Cagliari
Tiri totali: 13 Arezzo, 12 Cagliari
Tiri in porta: 3 a 3
Calci d’angolo: 4 Arezzo, 3 Cagliari
Il Cagliari ha avuto due pali (Mendy e Deiola), ma per il resto ha faticato a creare azioni pericolose con continuità. L’attacco, privato di Esposito e senza Kevin Carlos al 100%, si è mostrato poco amalgamato: Mendy combattivo ma poco preciso, Trepy fisico ma con l’ultima scelta spesso sbagliata, Borrelli entrato dalla panchina ma con una mira discutibile.
IL CENTROCAMPO ORFANO DI GAETANO E FOLORUNSHO
La cessione di Gianluca Gaetano all’Atalanta e l’addio di Michael Folorunsho hanno lasciato due vuoti che né Winks né Romano riescono a colmare. I fatti sono questi: Gaetano era il metronomo di Pisacane, dettava i tempi, alzava il baricentro, serviva gli inserimenti. All’Atalanta di Sarri continua a fare esattamente quello. Folorunsho, dall’altro lato, garantiva quella verticalità e quel dinamismo che oggi mancano.
Il Cagliari ha risposto con Winks, centrocampista d’esperienza e ordinato, ma poca verticalità (34 presenze, 1 gol e 2 assist in Championship la scorsa stagione). Romano è un giovane promettente dalla Roma, classe 2006, con qualità tecnica ma ancora da rodare, più adatto al ruolo di mezzala d’inserimento che di regista puro. Fazzini, arrivato dalla Fiorentina per “rilevare la legacy di Gaetano”, è una mezzala d’inserimento, non un dettatore di tempi.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una mediana ordinata ma senza un vero metronomo. Manca chi alzi la testa, cambi ritmo e serva l’attacco con precisione. La manovra è lenta, prevedibile, costruita molto sulle fasce ma senza verticalizzazioni per gli attaccanti.
L’ATTACCO SENZA BOMBER
A questo si aggiunge l’assenza di un vero bomber. Con Esposito fuori dai giochi e Kevin Carlos non al 100%, il Cagliari si ritrova senza un attaccante di riferimento. Mendy si spende, Trepy lotta, Borrelli entra dalla panchina, ma nessuno di loro ha quel fiuto del gol che fa la differenza. Due pali, qualche occasione, ma pochi tiri in porta e nessuna certezza sotto porta.
Una squadra senza bomber è come un’auto senza motore: puoi avere il miglior regista del mondo, ma se nessuno calcia in porta, i gol non arrivano. E Deiola, dal dischetto, non può fare miracoli ogni volta.
COSA PORTARE A CASA
A sei giorni dal campionato, il Cagliari ha mostrato luci e ombre. Le luci: difesa solida (cinque partite consecutive senza subire gol), esordi promettenti (Maldini, Kofler, Felici), spirito di gruppo. Le ombre: centrocampo senza regista, attacco senza bomber, manovra lenta e prevedibile.
Pisacane ha sei giorni per mettere a posto i pezzi. Il calendario non aspetta nessuno.