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Ci sono comunicati che dicono poco e raccontano tutto. 

Ci sono comunicati che dicono poco e raccontano tutto. 

Quello del Cagliari Calcio sull’operazione al ginocchio di Leonardo Pavoletti è uno di questi: tre righe, intervento riuscito, auguri al Capitano. Ma per chi conosce questa storia, il sottotesto è chiaro. È davvero finita.

Pavoletti aveva già annunciato che sarebbe stata la sua ultima stagione. L’artroscopia arriva solo a mettere un punto anticipato. Eppure, anche quando un finale è scritto, non diventa più facile accettarlo.

Perché Pavoletti non è stato solo un attaccante. È stato un momento. Uno soprattutto: Bari, 11 giugno 2023. Minuto 94. Cross, zampata, silenzio che diventa esplosione. Un gol che vale una stagione, forse qualcosa di più. Non il più bello, ma quello che resta.

Otto anni a Cagliari, infortuni pesanti, ritorni silenziosi, pochi proclami. Sempre uguale: entra, lotta, segna quando serve. Leader senza bisogno di alzare la voce. In uno spogliatoio e in una piazza spesso divisi su tutto, su di lui no. Su di lui tutti sono d’accordo. Ha deciso di metter su famiglia in questa città.

Ed è questo che lo rende diverso. Non solo i numeri, ma il modo. Il professionista che a 37 anni si allena come fosse il primo giorno. Quello che accetta dieci minuti e li trasforma in qualcosa che resta.

Ora resta il dopo. Ci sarà un addio vero? Un ruolo nel futuro del Cagliari? Oppure tutto finirà così, tra un comunicato e qualche applauso come già fu per Daniele Conti, altro capitano dimenticato?

E poi la domanda che molti pensano e pochi dicono: era davvero necessario operarsi a quattro giornate dalla fine, o avreste preferito vedere Pavoletti un’ultima volta in campo

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